La cronobiologia è la disciplina che studia l’organizzazione temporale degli esseri viventi. La maggior parte degli organismi viventi (dai cianobatteri ai mammiferi) mostrano cambiamenti ritmici nella loro fisiologia e comportamento. Se questi cambiamenti interni avvengono in modo sistematico e periodico, possiamo parlare di ritmi biologici.

Tra i diversi ritmi biologici rilevati (circadiano, circannuale, circalunare, circatidale), il più studiato è probabilmente il cosiddetto ritmo circadiano. Il ritmo circadiano ha una durata di circa 24 ore (il termine circadiano deriva dal latino circa un giorno). Questo ritmo, in condizioni ottimali, è sincronizzato con il ciclo di 24 ore di alternanza tra giorno e notte o per meglio dire tra luce e oscurità.

La luce viene “assorbita” dai fotorecettori nell’occhio e le informazioni sulle sue proprietà, quantità e qualità raggiungono una struttura nel nostro cervello. Questa struttura è il nucleo soprachiasmatico, considerato il conduttore della ritmicità circadiana. Attraverso questo percorso, la luce aiuta a sincronizzare il nostro orologio biologico interno con il ciclo giorno-notte.

Una desincronizzazione tra le nostre abitudini di vita e i nostri bisogni fisiologici porta a un deterioramento della nostra vigilanza e delle nostre capacità cognitive.
Un esempio di desincronizzazione è il fenomeno del “jet lag”, uno stato fisiologico derivante dal rapido viaggio attraverso diversi fusi orari (ad esempio volando da Bruxelles a Sydney) e dall’incapacità del corpo di adattarsi a una nuova ora. Il nostro orologio interno è sconvolto: la nostra propensione a mangiare, dormire, secernere ormoni e regolare la temperatura rimane sincronizzata con l’ora del paese da cui proveniamo. Fino a quando il corpo non si riallineerà al nuovo ritmo, si troverà quindi in uno stato di jet lag. Anche lavorare o studiare di notte durante le ore in cui siamo biologicamente programmati per dormire lo sono
esempi di desincronizzazione. È ovvio che il grado di desincronizzazione varia a seconda delle abitudini, del comportamento e dell’età della persona. In casi estremi possono comparire disturbi del ritmo circadiano sonno-veglia.